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 Premio
1983 Premio "Il Lupo d'Oro" (Licodia Eubea)
1985 Premio "Il Polifemo d'Argento" (Zafferano Etnea)
1988 e 2000 Premio "L'Ulivo d'Argento" (Chiaramonte Gulfi)
1990 Premio "Targa d'Argento" (Ragusa)
1994 Premio "Istituto Rotariano Italia Meridionale" (Napoli)
1997 Premio internazionale "I Cavalli d'oro di San Marco" (Venezia)
1998 Premio del Ministro dei Beni Culturali per l'Archeologia (Roma, Accademia Nazionale dei Lincei)
1999 Diploma d'onore dell'Associazione "Ragusani nel mondo" (Provincia, Comune Ragusa)
2003 Vincitore borsa Onassis per "Univeristy Full Professor" (Atene)
2011 Premio internazionale "Ibla" per l’archeologia

Presentazione del prof. Gustavo Traversari in occasione dell’attribuzione al prof. Di Vita del premio  internazionale “I Cavalli di San Marco” 1997

Il Prof. Antonino Di Vita è personalità, per vari aspetti, notevolissima nella cultura italiana d'oggi. Egli è, infatti, studioso tra i più benemeriti, per l'ampiezza degli interessi, che caratterizzano la sua opera, e dei temi che tratta, in quanto tali interessi e tali temi fondono in sè, come è proprio della ιστοριη, analisi e sintesi, ricerca e interpretazione.

Si può dire che il Di Vita, curatore della nuova edizione italiana (1971) di Città carovaniere di Michele Rostovtzef, abbia inteso tutto il significato dell'esperienza di studi e dell'insegnamento di questo grande storico russo, che fu, appunto, archeologo in quanto storico, e storico in quanto archeologo, secondo una tradizione compendiata nella fusione degli insegnamenti di archeologia classica e storia antica in un solo insegnamento.

Perciò le indagini del Di Vita vanno, tra l'altro, dalla precisa analisi di fatti storici e di documentazione storica primaria (in quest'ultima s'inquadra l'importante testo epigrafico di un miliario siciliano, del 252 a. C, attribuito al console di Sicilia C. Aurelius Cottas), alla interpretazione di dati essenziali e di fenomeni importanti per il processo evolutivo in ambito economico, militare e religioso. Per la storia economica, sono da citare gli studi ríguardanti la vicenda di patrimoni e prezzi nell'Africa Settentrionale nell'antichità, alla luce dell'Apologia di Apuleio; per la storia religiosa, è da ricordare ad esempio, l'espansione e la predicazione cristiana per longum limitem, presso la regione africana di Bizacena. L'ampia vocazione del Di Vita all'analisi è evidente dalle ricerche sulla storia dei terremoti, tema che era, per molti aspetti, del tutto nuovo, quando il Di Vita ne propose lo studio metodico. La sua vocazione alla sintesi storico-archeologica, si rivela, ad esempio, in un importante contributo su “Gli Emporia della Tripolitania dall'età di Massinissa a Diocleziano: un profilo storico- istituzionale”.

L'attenzione che il prof. Antonino Di Vita ha rivolto alla storia dell'Africa, della Sicilia, di Creta e del mondo greco in genere, fa di lui un archeologo-storico completo come pochi altri: per il Di Vita i monumenti (sia architettonici, sia scultorei, sia pittorici, le epigrafi, i testi scritti, in una parola tutta la documentazione antica, letteraria e archeologica, parlano, nella loro unità, uno stesso linguaggio, che è quello dell'esperienza umana, attestata e illuminata da quei testi e da quei monumenti.

Fra tutti gli studiosi italiani della sua generazione, il Di Vita è uno dei più originali, e forse l'unico ad avere additato vie attraverso le quali sia consentito scrivere pagine di storia sinora del tutto insospettate e nuove.
Ad esempio, il problema della prima formazione del volgare siciliano, che egli, sulla base della documentazione epigrafica, considera sorto nel VI secolo d. C.; e il problema, mai trattato prima di lui, della formazione di una Agrigento e di una Selinunte puniche.

Va sottolineato pure il suo interesse per la più recente storia della cultura e della politica estera italiana, come, ad esempio, emerge nel saggio sul carteggio Halbherr, un saggio ricco di notazioni e di documenti utili sia allo storico dell'epoca giolittiana, sia allo storico della storiografia. Non si può però terminare questo breve profilo scientifico del prof. Antonino Di Vita senza ricordare le sue molteplici ed eccezionali ricerche a Gortina, nell'isola di Creta, portate avanti in quest'ultimo decennio, ricerche, ancora in corso, nelle quali sono già emersi risultati invero nuovi e sorprendenti. Gli scavi hanno permesso di mettere finalmente in luce con più chiarezza e sicurezza le varie fasi storiche di una città, che, sorta nel VII sec. a. C, fiorì fino al periodo tardo-romano e bizantino.

Si può ben dire ora, come giustamente ha scritto in un suo recente lavoro il prof. Antonino Di Vita, che Creta, proprio attraverso Gortina, sua capitale, mostri attraverso i monumenti e la sua storia, il suo importante ruolo nel bacino del Mediterraneo Orientale, come punto di incontro, nei secoli, fra Oriente ed Occidente, nonché come centro indiscusso dei traffici mediterranei dell'impero bizantino.

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